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Intervento alla giornata di studio:
"Nuovi sviluppi nell'usabilità
dei prodotti"
Politecnico di Milano,
Facoltà del Design,
16 gennaio 2003
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Qualità ergonomica
qualità duso
Vorrei iniziare questo intervento soffermandomi sul significato
di due espressioni qualità ergonomica
e qualità duso che dovrebbero
essere sinonimi, ma di fatto vengono intese con accezioni
differenti.
Lergonomia come ben sappiamo è una disciplina
trasversale che per sua propria natura si avvale delle conoscenze
e del supporto di altre discipline quali la fisiologia, la
antropometria, la biologia, la medicina del lavoro, la psicologia
e poi ancora la bioingegneria, la biomeccanica, la psicologia
cognitiva e tutte le aree che in qualche modo si relazionano
con luomo; caratteristica dellergonomia è
proprio il fatto di essere una disciplina antropocentrica
che focalizza il proprio interesse sulluomo nella sua
globalità.
Il termine ergonomia però, pur connotando una disciplina
giovane nata consapevolmente solo nella metà degli
anni 90, appare per certi versi un po arcaico
e certamente il significato che maggiormente la identifica
nel linguaggio comune è quello inerente agli aspetti
antropometrici e fisiologici. Se chiediamo a qualcuno di farci
un esempio di un prodotto ergonomico facilmente ci sentiremo
rispondere una sedia, perché deve essere disegnata
comoda, sulla base delle dimensioni e delle posture umane.
Corretto, ma il termine ergonomia in realtà è
molto di più e forse per la complessità stessa
di tutti i suoi aspetti difficilmente viene inteso nella sua
interezza.
Ne consegue che lespressione qualità ergonomica
viene perlopiù percepita come un attributo di un prodotto
particolarmente comodo e confortevole, limitando a questo
unico aspetto lampiezza del significato intrinseco dellespressione.
Facciamo invece riferimento alla normativa tecnica e precisamente
alla ISO 9241/11 in cui viene data la definizione di usabilità
e dei suoi parametri di riferimento: efficacia, efficienza
e soddisfazione duso.
Per poter determinare il livello di usabilità raggiunta
e verificare che linterazione sia realmente riuscita
è necessario misurare le performance (efficacia ed
efficienza) e la soddisfazione duso. Appare così
evidente che sia lefficacia (es. quante funzioni ha)
che lefficienza (es. quanto consuma) sono dati quantificabili
e facilmente misurabili poiché si tratta di dati oggettivi,
mentre per quanto riguarda la soddisfazione duso entrano
in gioco le componenti psico-percettive dellutente di
riferimento e si tratta quindi di dati soggettivi e difficilmente
misurabili, che tuttavia rappresentano un aspetto rilevante
e per nulla trascurabile nella valutazione qualitativa di
un prodotto.
Ciò che mi interessa sottolineare è proprio
che in tale norma la definizione di usabilità comprende
necessariamente alcuni aspetti relativi alla gradevolezza
che non può essere disgiunta e deve sempre essere considerata
anche quando si parla di usabilità senza esplicitare
le varie componenti.
Parlare di qualità duso significa
quindi verificare che un prodotto risponda a tutti i requisiti
di qualità sia dal punto di vista dellusabilità
che della piacevolezza e sono intrinseci sia i parametri oggettivi
rapportabili a scale di valori confrontabili e misurabili
che quelli soggettivi legati alle caratteristiche
dellindividuo e valutabili con tecniche di psicologia
cognitiva.
Inoltre, la qualità è un attributo delluso
e non delloggetto e non può esistere se non vi
è una relazione fra oggetto e utente in un preciso
contesto duso.
Risulta in questo modo più chiaro e meno ambiguo utilizzare
lespressione qualità duso piuttosto che
qualità ergonomica.
Evoluzione della progettazione in
rapporto allergonomia
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Lo schema riportato illustra il passaggio da una situazione
di semplicità ad una di sempre maggiore complessità.
Prima degli anni 50 il razionalismo esaltava esclusivamente
la funzionalità del prodotto mettendo in evidenza laspetto
tecnologico, il progetto era opera dellingegnere e lergonomia
era ancora totalmente assente; con laffermarsi delle
avanguardie del design si sviluppa maggiormente il concetto
di bellezza, cosicché la forma inizia a prevalere sulla
funzione, il progetto viene sviluppato dallestro e dalla
genialità del singolo designer e lergonomia inizia
a divulgarsi, ma solo applicata a posteriori come intervento
di tipo correttivo.
Nellultimo passaggio, che avviene nellultimo decennio
del novecento, lo scenario muta nuovamente e linstabilità
dei mercati, i fenomeni di globalizzazione ed i consumatori
sempre più attenti e preparati mettono in risalto il
concetto di qualità e di benessere. Lutente è
molto più esigente e pretende dai prodotti il pieno
soddisfacimento dei propri desideri e dei propri bisogni.
Le industrie, stimolate dalle esigenze del mercato, iniziano
a riconoscere lapproccio ergonomico del disegno industriale
come principale impulso verso linnovazione, come metodo
di progettazione per il benessere e la sicurezza e come strategia
per differenziarsi dai concorrenti.
In questa fase la complessità aumenta, il progetto
non può più nascere dallintuizione di
un unico individuo, ma è il frutto del lavoro di gruppi
multidisciplinari costituiti di volta in volta appositamente
in base alle specifiche competenze di ciascuno; lergonomia
è ora unesigenza da prevedere a priori.
Lapproccio intuitivo non è più sufficiente
a gestire la nuova complessità ed è quindi necessario
un approccio ergonomico come metodo di progettazione già
nelle prime fasi di sviluppo di un prodotto.
Il prodotto è lartefatto risultante da un processo di produzione
concepito al fine di soddisfare un bisogno. I prodotti duso devono perciò
soddisfare le esigenze degli utenti con il minor sforzo fisico
ed il minor carico mentale.
In tale contesto emergono tre fattori:
- le prestazioni: ottenere prestazioni sempre più elevate
ed affidabili
- la complessità: laumento delle prestazioni,
lo sviluppo della cultura industriale, lelettronica,
corrispondono allaumento della complessità degli
oggetti
- ladattabilità: in relazione alla mutabilità
dei bisogni
La qualità duso è riscontrata se i prodotti/sistemi
rispondono realmente ai bisogni dellutente finale in
un preciso momento in un dato contesto.
Il concetto di qualità
Il concetto di qualità, che rappresenta oggi un modello
di riferimento dellazione produttiva, si è certamente
esteso e modificato nel tempo.
E nato inizialmente allinterno delle aziende in
relazione al ciclo produttivo ed in conformità alle
specifiche definite in sede di sviluppo del prodotto con il
nome di Qualità Totale.
Si rapportava prevalentemente al numero di pezzi difettosi,
alle differenze prestazionali stabilite, al concetto di affidabilità
del prodotto. Si concretizzava in pratica in una serie di
indicazioni tecniche e organizzative riguardante tutti i processi
aziendali.
Si può quasi parlare di qualità negativa intesa come approccio difensivo volto a
limitare i danni ed i difetti dei prodotti.
Successivamente si è introdotto il concetto di qualità
dei prodotti facendo però riferimento soltanto agli
aspetti di sicurezza e durabilità.
Lo sviluppo del concetto di qualità è, come
abbiamo visto, determinato dal ruolo attivo assunto dallutente
che estende il significato del termine di conformità
allo scopo per il soddisfacimento della persona.
Questa evoluzione dettata dalla crescente concorrenza, dai
movimenti in difesa dei consumatori e da una maggiore attenzione
allambiente, ha determinato un profondo mutamento allinterno
della cultura dimpresa sia dal punto di vista concettuale
che operativo.
Possiamo in questo contesto parlare di qualità
positiva; lapproccio è infatti orientato
ad inserire fin dai primi cicli di sviluppo dei nuovi prodotti
gli obiettivi a priori stabiliti, in tal modo le fasi di progettazione
e produzione si susseguono con fluidità.
In un contesto di profonde trasformazioni allinterno
del sistema azienda-prodotto-mercato, lapproccio ergonomico
diviene lo strumento metodologico per indagare sugli aspetti
della qualità non solo relativi ai processi commerciali,
produttivi, logistici e prestazionali, ma anche a tutti quegli
aspetti psico-fisiologici, cognitivi e percettivi inerenti
la sfera soggettiva dellutente.
Lutente acquisisce così una nuova centralità
allinterno del mercato passando da bersaglio da colpire,
attraverso lofferta di nuovi prodotti, a punto di riferimento
attivo e partecipe per la definizione stessa dei nuovi prodotti.
Le aziende sono sempre più impegnate a perseguire la
qualità del prodotto sia per obiettivi di marketing,
sia perché ridurre al minimo gli incidenti sul lavoro
o in casa rappresenta non solo una scelta verso il benessere
degli individui, ma anche un evidente risparmio in termini
economici, basti pensare ai risarcimenti miliardari che soprattutto
negli USA vengono pagati ogni anno a causa di prodotti non
accuratamente progettati o realizzati.
Sicurezza duso
Non è possibile parlare di qualità duso
senza fare almeno degli accenni agli aspetti inerenti la sicurezza
duso.
Facendo ancora riferimento alla normativa tecnica, nella UNI
8289 il requisito di sicurezza viene così
definito: linsieme di condizioni relative allincolumità
degli utenti ed alla difesa e prevenzione di danni dipendenti
da fattori accidentali come lassenza di fonti di pericolo
e di tutti gli elementi che possono provocare ferimenti, contusioni
o abrasioni in caso di urto o essere di impaccio o di ostacolo
al movimento della persona.
La Direttiva Europea invece definisce la sicurezza in uso come:
la salvaguardia dellincolumità dellutente
in relazione allimpiego di spazi ed elementi tecnici
delledificio, estensibile anche ai prodotti o alle attrezzature.
Fornisce inoltre una classificazione dei rischi che distingue
i fattori di rischio relativi allutenza o relativi al
prodotto.
Lanalisi delle possibili condizioni di rischio si riferisce
ad un uso normale o prevedibile ed a un comportamento ragionevole
e responsabile da parte degli utenti.<
I comportamenti a rischio possono derivare da:
- usi errati o impropri dovuti a:
mancata percezione del rischio da parte degli utenti
limitazione dei movimenti che ne impediscono un uso corretto
- motivi di urgenza
- mancata comprensione del funzionamento del prodotto a causa
di istruzioni insufficienti o inadeguate
- difficoltà di esecuzione delle operazioni richieste
- assenza o inadeguatezza delle informazioni relative allesito
prodotto dalle nostre azioni
Gli incidenti causati da errori possono essere la conseguenza
diretta della mancata percezione del rischio.
Reason definisce lerrore umano come il termine
che indica tutte quelle situazioni in cui una sequenza pianificata
di attività fisiche o mentali fallisce senza raggiungere
gli obiettivi preposti e quando tali fallimenti non sono attribuibili
a qualche fattore casuale.
Lerrore umano può essere classificato secondo
tre livelli:
1. comportamentale: si riferisce alle manifestazioni osservabili,
a come gli errori vengono espressi
2. contestuale: si riferisce ai fattori scatenanti e concentra
lattenzione tra il tipo di errore ed il contesto in
cui si verifica
3. concettuale: si riferisce ai meccanismi cognitivi che determinano
gli errori, talvolta gli stessi meccanismi cognitivi creano
errori differenti.
Norman distingue due tipologie di errore:
1. slip: tutte quelle azioni svolte diversamente da come erano
state pianificate
2. mistakes: sono inesatte le intenzioni di base che guidano
le azioni e non permettono quindi di raggiungere gli obiettivi
preposti.
Alcune procedure di verifica User Centered Design si focalizzano
sullindividuazione di situazioni di rischio e punti
critici o possibili errori umani.
Ne sono un esempio la TAFEI (Task Analysis for Error Identification)
che costituisce un metodo di valutazione per modellizzare
linterazione utente-prodotto individuando i punti critici
in cui avviene lerrore e la Be Safe (Behavioral Safety)
che permette di individuare leventuale errore umano
nello svolgimento di un compito in un ambiente lavorativo
definito e per rendere evidenti i comportamenti rischiosi
nellutilizzo di prodotti industriali così da
incrementare la sicurezza duso.
Unaltra procedura utilizzata dalle aziende per il conseguimento
della Qualità Totale che parte dallindividuazione
di tutti i possibili accadimenti di errore è la FMEA
(Failur Mode and Effects Analysis). Si tratta di un processo
di analisi sistematica utilizzato in fase di progettazione
di prodotti o processi per assicurarsi che ogni possibile
guasto ipotizzabile sia stato considerato e prevenuto al fine
di aumentare la possibilità di successo; inoltre è
in grado di definire un indice di priorità di rischio
per ogni possibile causa fornendo in tal modo anche una gerarchia
delle azioni correttive da effettuare.
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