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  Web Usability: oltre l'approccio cognitivistico
Perché è bene non dimenticare che il web è comunicazione
di Michael Haggiag

 
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  Il tema dell’usabilità dei siti Web sta facendosi prepotentemente largo, in questi anni, come uno dei principali temi intorno a Internet. Ancora più degli aspetti tecnologici e tecnici riguardanti i siti Web, l’usabilità è presa in considerazione come materia degna di nota e di interesse da parte delle aziende che hanno scelto di rappresentare se stesse su Internet.
È un periodo di crisi per molti di coloro i quali hanno investito ingenti somme di denaro per realizzare un sito Web o hanno acquistato in borsa le azioni di importanti aziende della net-economy che hanno perso gran parte del loro valore negli ultimi due anni. D’altro canto, una crisi di questo genere appare assolutamente logica e salutare. Per diversi anni, qualunque azienda avesse a che fare con Internet era sicura di poter “volare” in borsa, indipendentemente dalla consistenza della propria offerta di prodotti o servizi. Per un certo periodo tutti hanno guardato con fiducia, che a conti fatti pare a dir poco eccessiva, alla possibilità di diventare ricchi velocemente e quasi senza fatica. Ma poi, ovviamente, solo i più forti, coloro che hanno investito e progettato con maggiore accortezza e intelligenza, hanno resistito alla crisi.
Oggi viviamo in una sorta di “Day After” in cui le aziende più importanti e le migliori hanno resistito all’onda d’urto, e quelle meno importanti si rendono finalmente conto che è necessario costruire su basi più solide, preoccupandosi maggiormente degli utenti dei siti Web, dei loro potenziali clienti o visitatori del loro sito (e per i quali viene pagata loro una certa cifra dalle agenzie che si occupano di pubblicità su Web).
Ecco perché l’usabilità è considerata così importante.

 
  Un utente può cambiare sito, e trovare le stesse cose (prodotti o notizie o giochi o informazioni) su migliaia di altri siti, nel giro di pochi secondi, e cambiare abitudini così rapidamente che un approccio che non tenga conto delle sue esigenze è necessariamente fallimentare.
Ma l’usabilità sta anche diventando una moda, sull’onda della quale i designer chiedono regole semplici da utilizzare nei propri siti, spesso dimenticando, a quanto pare, che la progettazione è un processo che va realizzato ad hoc per ogni sito, tenendo conto delle funzioni che questo deve avere e delle caratteristiche degli utenti che lo utilizzeranno, nonché degli strumenti che questi avranno a disposizione. Gli approcci più comuni all’usabilità, quello ingegneristico e quello psicologico-cognitivo, sembrano invece spesso trascurare la necessità di personalizzare le regole in funzione degli utenti per proporne alcune generalmente valide.
Queste regole, oltretutto, tendono a ridurre pesantemente gli spazi di manovra del Web designer imponendogli di progettare siti che siano facili da usare, con pochi colori, veloci da scaricare e così via. Eppure, forse, varrebbe la pena di osare un po’ di più, “costringendo” tecnici e programmatori a rendere la rete più veloce e gli strumenti di navigazione più omogenei nella loro visualizzazione dei siti.

 
  Ma gli strumenti attualmente a disposizione degli studiosi di Web usability sono ancora piuttosto limitati e prevedono, ad esempio, l’analisi dei siti per mezzo di gruppi di utenti rappresentativi e di “super-utenti”, cioè analisti esperti che, immedesimandosi negli utenti finali, compiano navigazioni tra le diverse pagine dei siti utilizzando tecniche quali quella del cognitive walkthrough.
Usare queste tecniche permette senz’altro di migliorare la qualità dei siti Web e, in particolare, di quelli che abbiano in una grande facilità d’uso l’obiettivo primario (come i portali e i siti con target generici). Ma faticano a rispondere con completezza all’esigenza di realizzare anche siti usabili in modo specifico rispetto alla funzione del sito.
Un esempio su tutti: il buonsenso suggerisce di non sovraccaricare di immagini i siti Web per evitare che i tempi di download diventino eccessivamente lunghi per gli utenti, ma un eccesso di buonsenso porta a realizzare siti completamente privi di immagini, rinunciando (spesso) alla gradevolezza estetica e (sempre) alla comunicazione non verbale, quella basata su immagini che aiutano gli utenti a interpretare il significato degli strumenti di navigazione (icone autoesplicative e indici chiari).
Mancano così gli strumenti necessari alla valutazione dei siti dal punto di vista della comunicazione. Manca la reinterpretazione dei percorsi e dei modi d’uso dei siti. Si tratta il Web come se fosse uno strumento generico e non un mezzo di comunicazione. Si parla di Internet, con la I maiuscola come se fosse un oggetto. E forse sarebbe meglio parlare dell’internet, del mezzo di comunicazione, così come si parla del telefono (con la t minuscola) o del televisore.

 
  Ci si occupa moltissimo della forma (chiarezza, semplicità, coerenza, colori, links) e pochissimo dei contenuti, della sostanza, di ciò che viene comunicato, di come lo si esprime.
L’impressione è che a fronte di una richiesta di maggiore usabilità da parte dei committenti, i designer siano alla ricerca di “ricette” preconfezionate, di standard, tali da aiutarli a realizzare buoni siti.
Ma le ricette, ovviamente, non vanno bene. Il risultato è che i siti “usabili” sono spesso brutti e sgradevoli, privi di elementi di richiamo e di ricorso, di fascinazione e piacere. Quelli poco usabili, al contrario, sono sovraccarichi di immagini (più o meno belle) e arricchiti di splendide inutilità.
La definizione di Web usability risulta insomma spesso alquanto rigida. Un approccio simile a quello descritto, non molto diverso da quello che oggi va per la maggiore, non è costruttivo. Ha certo come effetto immediato quello di togliere dai siti tutto ciò che, forse, potrebbe confondere gli utenti o distrarli dal loro compito… ma stiamo parlando di utenti di siti Web o di cardiochirurghi impegnati in una operazione? Chi ha mai detto che un utente non ha diritto di distrarsi, prendere una pausa o fermarsi a giocare prima di tornare ad attività più impegnative? E chi impedisce allo stesso utente di effettuare il download dei plugin che gli servono per poter visualizzare la rappresentazione in 3D della camera d’albergo che sta prenotando?

 
  Certo, non credo che tutti i cosiddetti guru della Web usability siano degli integralisti della mera funzionalità. Sono sicuro che Jakob Nielsen e tanti altri saprebbero apprezzare l’uso di tecnologie diverse da quelle standard, se queste servissero a migliorare la qualità della navigazione. Ma temo che il loro approccio, il loro modo di porsi, porti i designer meno esperti e capaci a sviluppare dei pregiudizi e un modo eccessivamente semplicistico di interpretare la creazione di siti Web.
Molti dei seguaci di questi guru tendono semplicemente a rimuovere tutto ciò che non è perfettamente conforme alle regole, a eliminare tutto ciò che non serve a raggiungere l’obiettivo minimo previsto (raccogliere un’informazione).
E togliere tutto porta a un appiattimento tale del Web da renderlo noioso, e impedire ai Web designer di sperimentare nuove tecniche e linguaggi per salvaguardare gli utenti dotati dei computer più obsoleti, distrugge la creatività e rende impossibile al Web di progredire e trovare nuove strade e nuove funzionalità. Come se, ai tempi, qualcuno avesse sconsigliato di usare il sonoro e il colore nella realizzazione di un film.

 
  Ecco dunque la chiave del ragionamento: le regole vanno bene (soprattutto se fornite a chi non è ancora esperto) e aiutano a realizzare prodotti di buona qualità, ma dimenticare che possono anche essere ignorate o trasgredite per realizzare qualcosa di nuovo e diverso ci impedisce di muoverci dal punto in cui siamo.
Non dimentichiamo che pochi anni fa i modem più veloci erano quattro volte più lenti di quelli che abbiamo oggi a disposizione, che i processori erano decine di volte più lenti e che un tempo i monitor potevano visualizzare solo due colori: uno per lo sfondo, e uno per il testo.
Metodi e regole servono, certo. Ma occorre anche pensare che è bene stimolare gli Internet provider a fornire prodotti migliori, collegamenti più veloci ed economici. Occorre poter sperimentare nuove tecniche e nuovi metodi per produrre siti migliori e più completi. Occorre imparare a governare le tecnologie che via via che vengono prodotte.