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Il tema dellusabilità
dei siti Web sta facendosi prepotentemente largo, in questi anni,
come uno dei principali temi intorno a Internet. Ancora più
degli aspetti tecnologici e tecnici riguardanti i siti Web, lusabilità
è presa in considerazione come materia degna di nota e di interesse
da parte delle aziende che hanno scelto di rappresentare se stesse
su Internet.
È un periodo di crisi per molti di coloro i quali hanno investito
ingenti somme di denaro per realizzare un sito Web o hanno acquistato
in borsa le azioni di importanti aziende della net-economy che hanno
perso gran parte del loro valore negli ultimi due anni. Daltro
canto, una crisi di questo genere appare assolutamente logica e salutare.
Per diversi anni, qualunque azienda avesse a che fare con Internet
era sicura di poter volare in borsa, indipendentemente
dalla consistenza della propria offerta di prodotti o servizi. Per
un certo periodo tutti hanno guardato con fiducia, che a conti fatti
pare a dir poco eccessiva, alla possibilità di diventare ricchi
velocemente e quasi senza fatica. Ma poi, ovviamente, solo i più
forti, coloro che hanno investito e progettato con maggiore accortezza
e intelligenza, hanno resistito alla crisi.
Oggi viviamo in una sorta di Day After in cui le aziende
più importanti e le migliori hanno resistito allonda
durto, e quelle meno importanti si rendono finalmente conto
che è necessario costruire su basi più solide, preoccupandosi
maggiormente degli utenti dei siti Web, dei loro potenziali clienti
o visitatori del loro sito (e per i quali viene pagata loro una certa
cifra dalle agenzie che si occupano di pubblicità su Web).
Ecco perché lusabilità è considerata così
importante.
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Un utente può
cambiare sito, e trovare le stesse cose (prodotti o notizie o giochi
o informazioni) su migliaia di altri siti, nel giro di pochi secondi,
e cambiare abitudini così rapidamente che un approccio che
non tenga conto delle sue esigenze è necessariamente fallimentare.
Ma lusabilità sta anche diventando una moda, sullonda
della quale i designer chiedono regole semplici da utilizzare nei
propri siti, spesso dimenticando, a quanto pare, che la progettazione
è un processo che va realizzato ad hoc per ogni sito, tenendo
conto delle funzioni che questo deve avere e delle caratteristiche
degli utenti che lo utilizzeranno, nonché degli strumenti che
questi avranno a disposizione. Gli approcci più comuni allusabilità,
quello ingegneristico e quello psicologico-cognitivo, sembrano invece
spesso trascurare la necessità di personalizzare le regole
in funzione degli utenti per proporne alcune generalmente valide.
Queste regole, oltretutto, tendono a ridurre pesantemente gli spazi
di manovra del Web designer imponendogli di progettare siti che siano
facili da usare, con pochi colori, veloci da scaricare e così
via. Eppure, forse, varrebbe la pena di osare un po di più,
costringendo tecnici e programmatori a rendere la rete
più veloce e gli strumenti di navigazione più omogenei
nella loro visualizzazione dei siti.
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Ma gli strumenti attualmente
a disposizione degli studiosi di Web usability sono ancora piuttosto
limitati e prevedono, ad esempio, lanalisi dei siti per mezzo
di gruppi di utenti rappresentativi e di super-utenti,
cioè analisti esperti che, immedesimandosi negli utenti finali,
compiano navigazioni tra le diverse pagine dei siti utilizzando tecniche
quali quella del cognitive walkthrough.
Usare queste tecniche permette senzaltro di migliorare la qualità
dei siti Web e, in particolare, di quelli che abbiano in una grande
facilità duso lobiettivo primario (come i portali
e i siti con target generici). Ma faticano a rispondere con completezza
allesigenza di realizzare anche siti usabili in modo specifico
rispetto alla funzione del sito.
Un esempio su tutti: il buonsenso suggerisce di non sovraccaricare
di immagini i siti Web per evitare che i tempi di download diventino
eccessivamente lunghi per gli utenti, ma un eccesso di buonsenso porta
a realizzare siti completamente privi di immagini, rinunciando (spesso)
alla gradevolezza estetica e (sempre) alla comunicazione non verbale,
quella basata su immagini che aiutano gli utenti a interpretare il
significato degli strumenti di navigazione (icone autoesplicative
e indici chiari).
Mancano così gli strumenti necessari alla valutazione dei siti
dal punto di vista della comunicazione. Manca la reinterpretazione
dei percorsi e dei modi duso dei siti. Si tratta il Web come
se fosse uno strumento generico e non un mezzo di comunicazione.
Si parla di Internet, con la I maiuscola come se fosse un oggetto.
E forse sarebbe meglio parlare dellinternet, del mezzo
di comunicazione, così come si parla del telefono (con la t
minuscola) o del televisore.
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Ci si occupa moltissimo
della forma (chiarezza, semplicità, coerenza, colori, links)
e pochissimo dei contenuti, della sostanza, di ciò che viene
comunicato, di come lo si esprime.
Limpressione è che a fronte di una richiesta di maggiore
usabilità da parte dei committenti, i designer siano alla ricerca
di ricette preconfezionate, di standard, tali da aiutarli
a realizzare buoni siti.
Ma le ricette, ovviamente, non vanno bene. Il risultato è che
i siti usabili sono spesso brutti e sgradevoli, privi
di elementi di richiamo e di ricorso, di fascinazione e piacere. Quelli
poco usabili, al contrario, sono sovraccarichi di immagini (più
o meno belle) e arricchiti di splendide inutilità.
La definizione di Web usability risulta insomma spesso alquanto rigida.
Un approccio simile a quello descritto, non molto diverso da quello
che oggi va per la maggiore, non è costruttivo. Ha certo come
effetto immediato quello di togliere dai siti tutto ciò che,
forse, potrebbe confondere gli utenti o distrarli dal loro compito
ma stiamo parlando di utenti di siti Web o di cardiochirurghi impegnati
in una operazione? Chi ha mai detto che un utente non ha diritto di
distrarsi, prendere una pausa o fermarsi a giocare prima di tornare
ad attività più impegnative? E chi impedisce allo stesso
utente di effettuare il download dei plugin che gli servono per poter
visualizzare la rappresentazione in 3D della camera dalbergo
che sta prenotando?
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Certo, non credo che
tutti i cosiddetti guru della Web usability siano degli integralisti
della mera funzionalità. Sono sicuro che Jakob Nielsen e tanti
altri saprebbero apprezzare luso di tecnologie diverse da quelle
standard, se queste servissero a migliorare la qualità della
navigazione. Ma temo che il loro approccio, il loro modo di porsi,
porti i designer meno esperti e capaci a sviluppare dei pregiudizi
e un modo eccessivamente semplicistico di interpretare la creazione
di siti Web.
Molti dei seguaci di questi guru tendono semplicemente a rimuovere
tutto ciò che non è perfettamente conforme alle regole,
a eliminare tutto ciò che non serve a raggiungere lobiettivo
minimo previsto (raccogliere uninformazione).
E togliere tutto porta a un appiattimento tale del Web da renderlo
noioso, e impedire ai Web designer di sperimentare nuove tecniche
e linguaggi per salvaguardare gli utenti dotati dei computer più
obsoleti, distrugge la creatività e rende impossibile al Web
di progredire e trovare nuove strade e nuove funzionalità.
Come se, ai tempi, qualcuno avesse sconsigliato di usare il sonoro
e il colore nella realizzazione di un film.
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Ecco dunque la chiave
del ragionamento: le regole vanno bene (soprattutto se fornite a chi
non è ancora esperto) e aiutano a realizzare prodotti di buona
qualità, ma dimenticare che possono anche essere ignorate o
trasgredite per realizzare qualcosa di nuovo e diverso ci impedisce
di muoverci dal punto in cui siamo.
Non dimentichiamo che pochi anni fa i modem più veloci erano
quattro volte più lenti di quelli che abbiamo oggi a disposizione,
che i processori erano decine di volte più lenti e che un tempo
i monitor potevano visualizzare solo due colori: uno per lo sfondo,
e uno per il testo.
Metodi e regole servono, certo. Ma occorre anche pensare che è
bene stimolare gli Internet provider a fornire prodotti migliori,
collegamenti più veloci ed economici. Occorre poter sperimentare
nuove tecniche e nuovi metodi per produrre siti migliori e più
completi. Occorre imparare a governare le tecnologie che via via che
vengono prodotte. |
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