versione da stampare
L'arte del dormire
Ergonomia del materasso
di Luigi Bandini Buti
 

 

Da Oriente a Occidente, dall’antica Grecia ad oggi, la ricerca del benessere fa parte della storia e della cultura dell’uomo. L’invenzione della sedia, della poltrona e del letto sono i segni di questa storia.
Ma anche sdraiato il nostro corpo è soggetto all’azione deformante della gravità. Da qui l’esigenza di realizzare una “macchina” che renda possibile il mantenimento della conformazione naturale della colonna vertebrale, anche quando si è addormentati.
Questa “macchina antigravitaria” è il materasso.
  Comfort significa, secondo l’etimologia latina da cui deriva, “conforto”. Nella cultura occidentale è solo dal XVII secolo che l’ambiente dell’uomo viene allestito in maniera da corrispondere al benessere fisico. Nelle differenti culture, il comfort fu inteso in accezioni molto diverse. Il comfort orientale parte dal principio che l’uomo deve essere in grado di dominare in ogni istante il proprio sistema muscolare. L’Oriente ha dato origine a una posizione del corpo che trova il rilassamento e la comodità dentro di sé. Per godere di questo comfort basta infatti assumere un atteggiamento dettato dalle tradizioni, come per esempio sedere con le gambe piegate sotto il corpo. Non è necessario nessuno schienale. Il corpo riposa in se stesso. Anche la posizione distesa non viene considerata esclusivamente una posizione per dormire, ma come rilassamento del corpo che si assume conversando o mangiando.
In contrapposizione al comfort orientale, vi è quello occidentale quale fu elaborato dal XVIII secolo in poi. Siegfried Giedion in L’era della meccanizzazione (1848; tr. it. Feltrinelli, Milano 1967) osserva acutamente che vi è una rottura di continuità nella storia, di un’ampiezza che è raro riscontrare in altri campi, che separa l’Atene di Pericle dalla Francia del Rococò. I sedili greci, con le loro gambe rastremate e gli schienali leggermente inclinati all’ indietro, i larghi schienali dalla curva decisa, nella loro perfezione fanno riscontro alla scultura di Fidia. La loro esilità e la loro forma raffinata non furono mai eguagliate in nessuna epoca più tarda. Dopo la decadenza romana l’arte di riposarsi fu dimenticata.
Il XVIII secolo fu il primo a riprendere la tradizione greca, ma con un nuovo significato e in un’altra direzione. Con i suoi suoi soffici sedili imbottiti e i suoi letti si preoccupa dell’atteggiamento del corpo. Con cura ci si sforza di modellare i mobili e di renderli arrendevoli alle parti pi›morbide del corpo, che viene considerato con il massimo riguardo. Gli schienali si adattano alla flessione della spina dorsale; la centinatura del sedile segue la curva della coscia e il movimento delle ginocchia; i braccioli rientrano per far posto alle vesti femminili. È il comfort della posizione a sedere – diventata tipica della nostra civiltà – a trovare ora la sua forma più raffinata.
 
         
      I tappezzieri inventano le molle a spirale  
  Il primo impiego delle molle
nel letto dell'Ottocento.
  Il comodo mobile creato dal tappezziere dell’Ottocento non possiede una struttura rigida, esso sembra esser ridotto senza ossatura. La struttura dei divani e delle poltrone è stata nascosta dai cuscini.
Dall’angolo visuale del XVIII secolo queste poltrone imbottite sembrano gonfiate ad arte. Le molle a spirale, per reagire con elasticità, rendevano necessaria una altezza maggiore dell’imbottitura di crine o piume. Queste molle constavano di due tronchi di cono rovesciati in fil di ferro, che dal lato più largo erano assicurati a cinghie. Sopra le molle era steso un sottile strato di cascami. Le molle a spirale furono impiegate per la prima volta su grande scala, prima ancora che nei materassi, nelle confortables. Non è accertato con precisione il momento in cui furono inventate. Giedion afferma che sia stato un maniscalco tedesco a impiegare per primo molle a spirale nei mobili. Tutto lascia credere che la loro invenzione sia ancora anteriore.
 
         
      L’atteggiamento del corpo da un punto di vista fisiologico  
  Una seggiola con settanta diverse posizioni.   Sfogliando le riviste dopo il 1850 ci colpisce un senso di sorpresa sempre nuova nel constatare quanta consapevolezza e quanta cura vengano impiegate per adeguarsi alle particolarità fisiologiche. Nel 1869 si scrive: «Il comfort, la comodità e l’adattamento alle molteplici necessità del corpo umano sono i principali fini che bisogna garantire nella costruzione di una seggiola».
Quando si trattò di diffondere uno di quei modelli di seggiola a sdraio metallica destinata alla massima popolarità, venne vantata la possibilità di assumere ben settanta posizioni diverse, e si misero in primo piano considerazioni fisiologiche. «I fisiologi ci dicono che pressappoco trecento muscoli sono direttamente collegati ai movimenti accentrati sulla base della schiena quasi fosse un perno. (…) Persone di abitudini sedentarie si lamentano sempre di dolori alla schiena».
 
         
      Una ricerca sul comfort dei materassi  
  L'Assarredo per per la ricerca sul comfort dei materassi.
Gli aspetti presi in esame.
  Nell’Ottocento il comfort veniva ricercato utilizzando la semplice intuizione, mentre oggi si richiedono certezze scientifiche di riproducibilità, di durata nel tempo, di certificabilità.
È per questo che il comfort dei materassi è stato recentemente oggetto di una ricerca commissionata nel dall’Assarredo e condotta dalla Società di Ergonomia Applicata di Milano. Essa ha avuto lo scopo di identificare e definire criteri di valutazione obiettivi della loro qualità ergonomica e per costituire un riferimento sufficiente alla istituzione della certificazione ergonomica.
Coerentemente con i contenuti dell’ergonomia, che ha come oggetto di intervento il benessere dell’individuo, la prevenzione degli incidenti e la protezione dell’ambiente, la ricerca ha preso in considerazione i seguenti aspetti per ciò che concerne l’impiego dei materassi:
– comfort funzionale durante il riposo, con particolare riferimento al sonno;
– comfort dimensionale;
– comfort termico;
– aspetti igienici, con particolare riferimento all’uso da parte di comunità;
– smaltimento dei materassi usati;
– manipolazione e immagazzinamento.
 
  Che cosa ci dice la letteratura scientifica.   L’indagine bibliografica e le informazioni acquisite sulla base delle numerose e divesificate esperienze di produttori e distributori dei materassi, indicano unanimemente, come più direttamente correlati al benessere dell’individuo, l’adeguamento della sua forma al profilo del corpo nelle diverse posizioni che esso può assumere, l’isolamento termico rispetto alla superficie di appoggio, le dimensioni (lunghezza e larghezza). Scarsi sono invece i riferimenti ai temi dell’igiene, dello smaltimento dei materassi usati e a quello dell’immagazzinamento e manipolazione, anche per quanto concerne l’uso da parte di comunità (alberghi, ospedali, ecc.).
La letteratura scientifica, pur indicando nella deformabilità, nelle dimensioni e nell’isolamento termico le variabili più rilevanti per determinare la qualità ergonomica del materasso, non fornisce né riferimenti numerici per l’applicazione pratica di tali criteri, né tecniche di misura dei parametri di deformabilità del materasso o del suo comportamento nei riguardi dell’equilibrio termico dell’organismo umano.
Sono inoltre assenti proposte di misure di lunghezza e larghezza fondate sui dati antropometrici delle diverse popolazioni e sulle posizioni assunte dal corpo durante il riposo.
 
         
      La macchina materasso  
  La colonna vertebrale dell'uomo e il perché ci stanchiamo.
Che cosa è una "macchina antigravitaria".
  Nel corso dell’evoluzione, l’uomo non ha sviluppato caratteristiche specifiche per l’adattamento al riposo, come per esempio si può osservare per i cavalli, che possono dormire in posizione eretta. In questi animali, grazie anche al fatto che sono quadrupedi, la colonna vertebrale richiama una catenaria appoggiata sulle zampe anteriori e posteriori; la gravità determina quindi la conformazione della colonna vertebrale in posizione sia di lavoro sia di riposo.
Per l’uomo la situazione è diversa. La colonna vertebrale umana è infatti specializzata solo per la posizione eretta e deve adattarsi con qualche difficoltà alla gravità quando assumiamo posizioni diverse, come appunto quelle del riposo: quando ci sediamo o quando ci sdraiamo.
Di qui la giustificazione di definire la sedia e il letto macchine antigravitarie: esse ci permettono di adattare agli effetti della gravità la nostra struttura scheletrica, senza gravare specificamente su segmenti particolari della colonna vertebrale. Questa presenta un andamento sinusoidale con un punto di massima flessione in avanti - lordosi - a livello lombare, e uno di massima flessione indietro - cifosi - all’altezza delle spalle. Questa conformazione si è sviluppata per disporre di un sistema elastico che riduca i carichi di punta sulla colonna vertebrale, ad esempio durante la corsa o in occasione di salti.
 
  Il comfort durante il sonno: il massimo comfort si realizza quando, sdraiati sul letto, la colonna vertebrale è opportunamente sostenuta in modo da mantenere la sua conformazione.   Per l’uomo l’evoluzione ha privilegiato al massimo la capacità di muoversi: con buona pace di chi maligna che è nato stanco e vive per riposare, l’indagine antropometrica dimostra che la struttura scheletrica umana è stata selezionata specificamente per il movimento.
Acquistano perciò grande rilevanza, ai fini della salvaguardia della salute e della realizzazione di condizioni di comfort, le due suppellettili più comuni in ogni casa: la sedia e il letto. Non a caso, invece, nelle capsule spaziali sedie e letti non sono presenti, proprio perché l’assenza di gravità rende inutili le macchine antigravitarie.
Le direttive dell’Unione Europea – recepite in Italia con il DL 19.9.94 n. 626 – stabiliscono nel dettaglio le caratteristiche che debbono possedere le sedie per poter essere impiegate, ad esempio, nel lavoro ai videoterminali, che richiede, analogamente al sonno, lunghe permanenze in posizioni fisse. Ma mentre la funzione antigravitaria della sedia è stata studiata da numerosi autori e possediamo a questo riguardo conoscenze scientifiche consolidate, ben diversa è la conoscenza del letto dal punto di vista delle esigenze funzionali del corpo durante il sonno, quando la muscolatura è rilasciata e non sostiene più la colonna vertebrale.
È quindi necessario partire da una ipotesi di definizione di comfort durante il sonno: il massimo comfort si realizza quando, sdraiati sul letto, la colonna vertebrale è opportunamente sostenuta in modo da mantenere la sua conformazione. Tale ausilio deve infatti opporsi all’azione della gravità che, differentemente da quando siamo in piedi, si trova ad agire perpendicolarmente sulla colonna vertebrale e tende quindi a raddrizzarla.
Tale azione è esaltata dal completo rilasciamento della muscolatura - atonia - durante la fase REM (Rapid Eye Movement) del sonno, la parte del sonno obbligatoriamente dedicata ai sogni.
In posizione sdraiata su un piano rigido la colonna vertebrale tende ad essere deformata dalla gravità per assumere una conformazione tendenzialmente distesa. Da qui l’esigenza di realizzare una vera e propria macchina - cioè, secondo la definizione della scienza fisica, un congegno in grado di agire sulle forze che insistono su di un corpo - che renda possibile il mantenimento della conformazione sinusoidale della colonna vertebrale, anche quando si è addormentati. Questa “macchina” antigravitaria è il materasso.
Per la salvaguardia della salute e per l’ottenimento del comfort, il materasso deve contribuire a mantenere la conformazione sinusoidale della colonna vertebrale. Soprattutto la lordosi lombare può essere preservata solo dal materasso; al mantenimento della cifosi collabora anche il cuscino.
 
         
      La misura del comfort  
  Come rilevare la deformazione che assume la nostra colonna vertebrale quando ci sdraiano su un materasso.   Sulla base del criterio di giudizio sopra descritto, per definire l’idoneità funzionale dei materassi è stato messo a punto un metodo di misura in grado di rilevare la deformazione assunta dalla colonna vertebrale di soggetti di diverse taglie, sdraiati su di un materasso, con la muscolatura rilasciata. Si è rilevata la deformazione del materasso sotto il peso del corpo disteso, misurando direttamente il risultato dell’interazione fra il peso dei vari segmenti corporei e l’elasticità della “macchina” materasso. Tale misura esprime sinteticamente il risultato di molteplici variabili in gioco:
– la risposta elastica del materasso nei diversi punti di contatto con il corpo;
– la connessione meccanica tra aree adiacenti del materasso;
– il peso totale del soggetto;
– il peso dei singoli segmenti corporei del soggetto;
– le superficie di distribuzione dei pesi dei singoli segmenti corporei;
– l’influenza delle articolazioni del corpo sul peso dei singoli segmenti corporei;
– la conformazione della colonna vertebrale.
 
  Come misurare l'indice di adattabilità di un materasso.
I risultati della ricerca.
  Il cedimento del materasso sotto il peso del corpo dei soggetti è stato rilevato con uno strumento lineare plastico che, con opportune elaborazioni, ha consentito di valutare l’indice di adattabilità del materasso (differenza fra valore minimo e valore massimo in corrispondenza delle spalle, della lordosi e dei glutei).
La metodologia sopra descritta è stata applicata in una sperimentazione pilota su alcuni tipi di materassi e con soggetti di differente corporatura e peso. I materassi sono stati appoggiati su un piano rigido, per eliminare l’influenza del supporto elastico, costituito dal letto, che potrà essere oggetto di indagine sperimentale specifica per individuare le condizioni di comfort derivanti dall’associazione fra un certo tipo di materasso e un certo tipo di letto.
Il metodo di misura per la valutazione funzionale dei materassi che è stato proposto permette di formulare le seguenti conclusioni:
– la rispondenza funzionale dei materassi alle esigenze umane può essere misurata con una tecnica relativamente semplice e ben riproducibile;
– nella posizione dorsale il mantenimento della lordosi è esprimibile con la differenza fra valore minimo e valore massimo in corrispondenza delle spalle, della lordosi e dei glutei. Più il valore è elevato più il materasso è confortevole. Si è riscontrato che i valori così elaborati hanno un andamento indipendente dal peso totale del corpo in quanto prescindono dallo schiacciamento assoluto del materasso che è, ovviamente, proporzionale al peso del soggetto;
– il valore della differenza, in millimetri, tra deformazione massima e minima dei tre punti sopra indicati può essere proposto come indice numerico del comfort funzionale dei materassi;
– la metodologia proposta, che non richiede attrezzature e procedimenti sofisticati, può essere applicata estensivamente su diversi tipi di materassi e su un numero significativo di soggetti di differenti corporature e può essere riprodotta con opportune metodologie e mezzi;
– i dati raccolti possono costituire una valida base per fissare i criteri di certificazione ergonomica del comfort dei materassi.
Attualmente è in corso una sperimentazione per la messa a punto di un sistema di misure che non richiede l’impiego di soggetti, ma che sia costituito da pesi opportunamente collocati su un supporto per riprodurre il comportamento del corpo umano.
 
         
     
 
 
BOX
  Antropometria e dimensioni dei materassi
Nell’ambito della ricerca è stata effettuata la valutazione dimensionale dei materassi, basata su una elaborazione dell’antropometria (dimensioni corporee) di varie popolazioni per confrontare le misure degli utenti reali con le dimensioni dei materassi attualmente
in produzione.
Scopo dell’indagine antropometrica è quello di valutare la rispondenza dei materassi oggi prodotti in Italia alle effettive esigenze dimensionali della popolazione italiana, europea ed extraeuropea.
Sono state prese in esame sei popolazioni: quelle di cinque paesi europei (Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia) e quella degli Stati Uniti.
I dati antropometrici della popolazione italiana sono stati ricavati dal recentissimo lavoro di Melchiorre Masali (ATA2nd International Conference Vehicle Comfort, 131-141, Vol.1, 1992), mentre i dati delle popolazioni francese, inglese, tedesca, polacca e americana provengono da Bodyspace di S. Pheasant (Dodyspace Anthropometry. Ergonomics and design, Taylor & Francis, London 1986).
I dati antropometrici delle diverse popolazioni sono stati elaborati per definire le dimensioni del rettangolo virtuale, altezza e larghezza, in 5 posizioni che si sono definite come quelle generalmente assunte a letto (v. le figure in queste due pagine).
I dati antropometrici italiani aggiornati al 1992 indicano una netta crescita in altezza della popolazione più giovane (cfr. la ricerca L’Italia si misura, pubblicata su "Ergonomia", 1/1994).
Da questi dati si rileva che il 50° percentile dei maschi di età inferiore ai 29 anni misura circa 1.750 mm in altezza, mentre per i soggetti di età superiore ai 60 anni misura circa 1.690 mm.
Si può quindi stimare un aumento di 6 cm della statura media degli italiani negli ultimi 30 anni. Si osserva anche una differenza di 3 cm, costante per tutte le età, tra la popolazione del centro-sud e quella del nord.
Per definire le altezze dei materassi idonei a soddisfare dimensionalmente le popolazioni considerate è necessario tenere conto che il contenimento del corpo sotto le coperte, per chi non usa il piumino, richiede un certo margine tra il perimetro del materasso e la posizione della punta dei piedi, valutabile in almeno 2-3 cm.
Pertanto la valutazione dimensionale effettuata sulla base della elaborazione dei dati antropometrici della popolazione italiana, francese, inglese, tedesca, polacca e americana, indica che:
– l’altezza dei materassi in grado di soddisfare pienamente, dal punto
di vista dimensionale, il 95% della popolazione mondiale è di circa m 2.12;
– l’altezza dei materassi in grado di soddisfare pienamente il 50% della popolazione mondiale e di 2.00 cm.
Per l’Italia del nord e centrale tali valori scendono a 2.10 e 1.97, mentre per l’Italia del sud è 2.07 e 1.94.
Tale conclusione prescinde dai numerosi condizionamenti alla dimensione dei letti derivanti dalla scarsa disponibilità di spazio nelle case attuali e dai vincoli imposti dai letti disponibili sul mercato. Essa deriva, solo ed esclusivamente, da considerazioni di ordine dimensionale e posturale e deve quindi essere intesa come un riferimento fondato su conoscenze di tipo quantitativo, numerico, da utilizzare per l’individuazione di soluzioni di compromesso.